Il recalcitrante senso di passività di fronte al rock mi opprime. Quindi vorrei esprimere tutto il mio più profondo disgusto verso la immensa e sconfinata ignoranza umana. Sono una nullità, lo so, ma certe cose mi fanno soffrire. Siamo a metà anni '90 e ancora non ho capito se le cose cambieranno o meno, tra 5 anni finirà il millennio e io forse non mi sento pronto. Avete capito bene, pronto. Mi sento in gabbia e vorrei gridare, anche se qualcuno dice che dovrei stare al mio posto. Soffro di una tristezza cosmica, che Leopardi capirebbe, che Robert Johnson capirebbe, che Kurt Cobain ha sperimentato sulla sua pelle.
Povero Kurt.
Oggi ho visto cadere le foglie, nuovamente, come ogni anno. L'autunno che avanza, coprirà il sole, coprirà ogni cosa. L'estate è finita, disperata. Leggevo di profetiche predizioni medievali, leggevo questa generazione morta e sepolta, quasi mai nata. Eppure è strano, siamo sopravvissuti a conflitti mondiali, ad allunaggi e missili intercontinentali, e ci sta catturando un male invisibile, quello che dentro divora ogni cosa, affamato di anime, di sguardi e di idee. Sono triste perchè lo siete anche voi, e vi nascondete dietro alla musica dance, dietro ad una drum machine per poveracci. Potrei parlarvi di amore, di dissoluzione, di desideri, di stelle, di 1979, del mio mondo, ma forse preferisco cantare. E finitela di dire che il rock sia morto e sepolto. Finitela di oziare dietro le vostre tv. Usciamo ed incontriamoci, io e voi. Stanotte, in questa melanconia e in questa tristezza infinita.
(facendo le veci di) Billy Corgan.
Settembre 1995.
