Mellon Collie o l'infinita tristezza



Il recalcitrante senso di passività di fronte al rock mi opprime. Quindi vorrei esprimere tutto il mio più profondo disgusto verso la immensa e sconfinata ignoranza umana. Sono una nullità, lo so, ma certe cose mi fanno soffrire. Siamo a metà anni '90 e ancora non ho capito se le cose cambieranno o meno, tra 5 anni finirà il millennio e io forse non mi sento pronto. Avete capito bene, pronto. Mi sento in gabbia e vorrei gridare, anche se qualcuno dice che dovrei stare al mio posto. Soffro di una tristezza cosmica, che Leopardi capirebbe, che Robert Johnson capirebbe, che Kurt Cobain ha sperimentato sulla sua pelle.
Povero Kurt.
Oggi ho visto cadere le foglie, nuovamente, come ogni anno. L'autunno che avanza, coprirà il sole, coprirà ogni cosa. L'estate è finita, disperata. Leggevo di profetiche predizioni medievali, leggevo questa generazione morta e sepolta, quasi mai nata. Eppure è strano, siamo sopravvissuti a conflitti mondiali, ad allunaggi e missili intercontinentali, e ci sta catturando un male invisibile, quello che dentro divora ogni cosa, affamato di anime, di sguardi e di idee. Sono triste perchè lo siete anche voi, e vi nascondete dietro alla musica dance, dietro ad una drum machine per poveracci. Potrei parlarvi di amore, di dissoluzione, di desideri, di stelle, di 1979, del mio mondo, ma forse preferisco cantare. E finitela di dire che il rock sia morto e sepolto. Finitela di oziare dietro le vostre tv. Usciamo ed incontriamoci, io e voi. Stanotte, in questa melanconia e in questa tristezza infinita.

(facendo le veci di) Billy Corgan.
Settembre 1995.
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Estranged, o il mio compleanno


Tra poco è il mio compleanno.
E se dovessi scegliere un regalo, in modo assolutamente egotico, vorrei poter rivivere l'età in cui guardavo, con distanza e disgusto, ai 28 come ad un numero di anni ormai troppo alto per essere ancora "in corsa". Eppure eccomi qui. Di passi avanti ne ho fatti molti, alcuni decisivi, altri meno, ma posso quantomeno asserire di avere ancora voglia di vivere, di osservare, ascoltare, parlare, come se la sociopatia non facesse per me, come se fossi veramente quello di 10 anni fa e oltre.
Mi emoziono ancora quando ascolto Estranged dei Roses, è strano, pensavo di averla superata. Ma nonostante tutto, questa fase romantica della mia vita non se ne vuole andare, questo andamento tracciato a pastello continua a dirigersi verso momenti di stasi in cui mi fermo a pensare, a ricordare e a sentire la pelle d'oca mentre la radio o il mio stereo passa canzoni tecnicamente e socialmente dimenticabili. Chissà poi perchè. Dietro a Estranged non c'è nulla, nè un momento degno di nota, nè una persona, nè un evento, nè un sentimento. C'è ( o forse c'era) il senso di sublimazione massima di me con Axl Rose, dei miei pensieri coi suoi. "Chissà cosa penserò, cosa farò a 28 anni, vedrò davvero il mondo con occhi diversi?". Probabilmente sì, e questo Axl lo sapeva, ma avrei continuato a fare giochi che facevo da piccolo, da solo, a casa.

Quando parli da solo
E non c'è nessuno in casa
Puoi fingere con te stesso
Di essere venuto al mondo solo
(Solo)

Non credo si tratti di apatia, ma di una finzione che ti fa passare il tempo. Parlare da solo, con ogni cosa che mi potesse capitare, in una sorta di ascesi quasi solenne, che ogni tanto ancora mi sovviene.

Sto ancora parlando da solo
E non c'è nessuno in casa
(Solo)

Ma la strofa più interessante, che è riuscita a farmi ricordare del brano stesso è questa:

Vecchio nel cuore, ma ho solo 28 anni
E sono troppo giovane
Per lasciare che l'amore mi spezzi il cuore
Giovane nel cuore, ma si sta facendo troppo tardi
Per ritrovarci così distanti
...
Giovane nel cuore e diventa così difficile aspettare
Quando nessuno che conosco sembra potermi aiutare ora
Vecchio nel cuore, ma non devo esitare
Se devo trovare la mia via d'uscita

Vecchio nel cuore. Hai ragione Axl, hai veramente ragione. Così vecchio da palpitare quando ancora osservo l'alba o ripenso a giorni passati al liceo. Così vecchio da poter pensare di farcela a sopportare il peso del mondo. Così giovane da dover ancora trovare una via d'uscita, da non avere ancora lasciato da parte i dischi e pensato a qualcosa di concreto, ad un lavoro, ad una macchina, ad un giro intorno al mondo. Ma a cosa serve viaggiare, quando posso farlo ogni giorno? Non sogno più una band, nè una fuga mistica, nè mi deprimo se non ho nessuno che venga con me, o per tutto quello che ho tentato di fare senza riuscirci.

Sapevo che la tempesta si stava avvicinando
E tutti i miei amici dicevano che ero su di giri
Ma tutto quello che abbiamo mai conosciuto è qui
Non ho mai voluto che morisse.

Tutto quello che ho conosciuto è qui. 28 anni di sorprese e giorni passati a sorridere. Questo è tutto quello che mi basta. Questo è tutto quello che avevo da dirti.
Grazie, Axl.



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Grace, o del celeste.


Ci furono grandi giorni di sole per quel che mi ricordo. Ci fu una bella estate, di ruote che correvano, figure di esili ragazzi che portavano a spasso le loro ombre, mentre la notte confondeva ogni sguardo, invalicabile confine tra il mondo reale e il teatrino imprevedibile dei sogni adolescenziali. Il profumo di stelle, Jeff, il mio incorreggibile sognare mondi paralleli, costruiti da gesti ed emozioni che qui non hanno passato, presente o futuro. Se solo potessi rivivere quegli anni, amico, se potessi riascoltare il tuo disco per la prima volta, con la mia storia di adesso, con le mie speranze di adesso, con i miei momenti malinconici, gli addii, i nuovi sorrisi che potrei raccontarti, gli immensi spazi che con te potrei attraversare. Sono passati tredici anni da quel giorno in cui ci hai lasciati soli, e niente qui è cambiato. Niente nell’abbacinante luce che ci allieta ogni alba, niente nell’oscuro manto di buio che ogni notte ci fa paura. E’ l’indifferenza che ci sta lacerando le vesti, è l’insaziabile voglia di avere, di avere qualcosa, di avere tutto, è l’insostenibile leggerezza del nostro essere a confondere i nostri cammini, a rendere il tempo inafferrabile e nostro sadico carceriere. Eppure ogni volta che guardo la tua foto penso che tu abbia vinto, che tu abbia superato ogni logica esistenziale, che tu abbia superato il tempo e lo spazio per poter cantare per sempre i tuoi dolori, le tue paure, i tuoi sogni, con una grazia che ci ruba il respiro. Le tue note, Jeff, con esse hai potuto parlare, immaginare, pretendere a gran voce che qualcuno ti ascoltasse. La grazia salverà il mondo, la tua musica ci solleverà e ci farà da guida, verso un’esistenza migliore, verso il più bello dei nostri ricordi. Io e te, accovacciati sui sassi a guardare il fiume. Io con i miei 13 anni, e tu con le tue soffici ali d’angelo. Non andare, amico. Non lasciare che la corrente ti porti via. Non permettere che qualcuno pianga per te, una mattina di tredici anni fa. Respira, continua a respirare, un suono dolce arriva fin qui, e leggero ci accarezza nei sogni, canta ancora Jeff, continua a farlo, ne ho sempre bisogno.
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